Chi lavora nel settore delle ristrutturazioni racconta un cambiamento di rotta piuttosto netto. Fino al 2019 la richiesta dominante andava quasi sempre nella stessa direzione: abbattere pareti, aprire spazi, creare ambienti fluidi dove cucina, soggiorno e zona pranzo si fondessero in un unico grande locale. Poi qualcosa è cambiato. Non per moda passeggera, ma per un’esperienza concreta vissuta da milioni di famiglie che si sono trovate, all’improvviso, a vivere, lavorare e studiare tutte insieme negli stessi metri quadri.
La fine dell’open space come soluzione universale
L’open space non è scomparso dalle richieste. Ha smesso, però, di essere la risposta automatica a qualsiasi progetto di ristrutturazione. Architetti e progettisti che seguono i clienti nella fase di progettazione degli spazi segnalano una domanda molto più articolata. Chi ha bambini in età scolare chiede zone acusticamente isolate per lo studio. Chi lavora in smart working vuole un ambiente separato dal resto della casa, anche piccolo, purché chiudibile con una porta. La logica dell’ambiente unico e continuo, che fino a pochi anni fa rappresentava quasi uno status symbol nelle ristrutturazioni di fascia media e alta, convive oggi con soluzioni più flessibili, spesso ibride – capaci di richiudersi quando serve concentrazione, e di riaprirsi quando la casa torna a essere solo luogo di vita familiare.

Pareti mobili e soluzioni reversibili
Tra le risposte più diffuse a questa nuova domanda c’è l’uso di pareti scorrevoli o mobili, che permettono di modulare gli spazi in base al momento della giornata senza dover scegliere in modo definitivo tra open space e ambienti separati. Sono soluzioni che richiedono una progettazione più attenta di una semplice parete in cartongesso: devono garantire isolamento acustico sufficiente da chiuse, e un ingombro minimo da aperte. Una ristrutturazione appartamento con CLM Design permette di soddisfare questa richiesta diventata quasi trasversale – presente sia nei progetti di ristrutturazione completa, sia in interventi più contenuti su singole stanze. Un segno che la flessibilità degli spazi è diventata un criterio progettuale strutturale, non più un’opzione accessoria.
Il ritorno della stanza chiusa, ma multifunzionale
Parallelamente si osserva un ritorno di interesse per la stanza singola, chiusa, ma pensata per più funzioni insieme. Non più la cameretta con un unico uso, ma ambienti che di giorno diventano studio o ufficio e la sera tornano spazio per il tempo libero, in alcuni casi camera per gli ospiti. Questo approccio multifunzionale richiede scelte di arredo precise – mobili contenitori, scrivanie richiudibili, sistemi di illuminazione differenziati per attività diverse – che i progettisti integrano fin dalla fase preliminare, quando ancora si discute la distribuzione degli spazi e non solo le finiture finali.

L’acustica, un tema che prima contava poco
Un aspetto che quasi nessuno considerava prima del 2020, e che oggi entra regolarmente nelle richieste dei clienti, riguarda l’isolamento acustico interno – non solo quello verso l’esterno dell’edificio. Vivere per mesi in spazi condivisi con altre persone impegnate in videochiamate, lezioni online, attività diverse nello stesso momento, ha reso evidente un problema che l’open space, per sua natura, amplifica. Materiali fonoassorbenti, controsoffitti acustici, persino piccoli pannelli decorativi con funzione fonoassorbente sono entrati stabilmente nei capitolati di ristrutturazione. Anche in progetti di dimensioni contenute, dove prima nessuno avrebbe pensato di investire su questo aspetto.

Una tendenza destinata a consolidarsi
Con lo smart working che si consolida come modalità stabile, non più emergenziale, per una parte significativa della forza lavoro, molti professionisti del settore ritengono che questa domanda di flessibilità abitativa non sia un fenomeno passeggero legato al ricordo della pandemia. È piuttosto una trasformazione più profonda nel modo di concepire lo spazio domestico. Le case, insomma, stanno smettendo di essere pensate solo come luoghi di riposo e convivialità. Diventano ambienti multifunzionali, chiamati a rispondere a esigenze lavorative, educative e sociali che coesistono nello stesso arco di ventiquattro ore, spesso sotto lo stesso tetto.
